Archeologica

Dal IV sec. A.C. ai falsi di Annio da Viterbo.

 

Storico Artistica

Dal 1200 al 1700.

 

Artistica Viterbese

Dal 1500 alla fine del 1800.

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Sebastiano Luciani detto del Piombo PDF Stampa E-mail

Venezia 1485 - Roma 1547

"I suoi maestri furono Bellini e Giorgione, i suoi rivali Michelangelo e Raffaello. Ha saputo combinare la forza del primo con la dolcezza del secondo."

Autore di questa esemplare sintesi dell'arte di Sebastiano del Piombo (1485 - 1547) è Vladimir Nabokov che, nel 1924, scrive il racconto "Venetsianka" ispirandosi proprio a uno dei più celebri dipinti dell'artista veneziano, il "Ritratto di giovane romana (Dorotea)" del 1512 conservato alla Gemaldegalerie di Berlino.

Sebastiano Luciani detto del Piombo nato laico, solare e veneziano e morto a Roma ombroso e cattolico fu nominato nel 1531 "piombatore" apostolico (cioè responsabile dell'ufficio protocollo della cancelleria papale), guadagnando in un sol colpo una rendita sicura, la tonaca e il nome con cui passa agli annali della storia dell'arte.

Nella Serenissima il giovanissimo artista si forma con Bellini e Giorgione da cui trae il gusto del "colorire vago, morbido, vezzoso" che gli servirà a conquistare prima Agostino Chigi, banchiere del Papa e uomo tra i più ricchi del suo tempo e poi il Buonarroti.

Accanto alla "Sacra Conversazione" del 1509, ora al Metropolitan di New York che riecheggia lo stile di Bellini,  al "Ritratto di donna come vergine saggia", à la manière de Giorgione,  iniziano le prime importanti commissioni pubbliche per le chiese veneziane, come la pala del 1511 raffigurante una "Sacra Conversazione" per San Crisostomo e le grandi ante d'organo per San Bartolomeo di Rialto del 1509.

Sebastiano arriva a Roma nel 1511 al seguito del Chigi per decorarne la villa sul Tevere. Nella Città Eterna il ventiseienne veneziano si ritrova a lavorare fianco a fianco con il coetaneo Raffaello, abile e ambizioso, che rapidamente lo soppianta nei favori del potente banchiere. I magnifici ritratti realizzati a Roma da Sebastiano  testimoniano la sua straordinaria capacità di tener testa alla ritrattistica di Raffaello: sono opere come "Ritratto del cardinale Ferry Carondelet" del 1511, il giorgionesco "Ritratto d'uomo d'armi" del 1512  fino a "Ritratto di Anton Francesco degli Albizzi" del 1525  (e del quale Vasari tesse lodi sperticate) e la stessa "Dorotea". E speculare alla rivalità con l'urbinate nasce in quegli anni il sodalizio con Michelangelo. Agli inizi del '500 infatti a Roma è in corso una guerra di posizione tra l'ombroso genio toscano e il brillante e ambizioso urbinate. Sebastiano sceglie Michelangelo (e viceversa). Fioriscono i pettegolezzi. Pare che Sebastiano, maestro del colore, non sapesse disegnare e che Michelangelo lo aiutasse fornendogli i disegni. L'ombra del genio toscano si allunga sui lavori migliori di Sebastiano La pittura di Sebastiano a questo punto è cambiata: nutrita dei volumi michelangioleschi ha acquistato un'espressività inquietante e drammatica.

Dalla "Pietà"del 1516, al "Cristo al Limbo" dello stesso anni , alla "Flagellazione" di Viterbo del 1525 fino a varie versioni del dolente "Cristo portacroce"- le sue opere hanno segnato il Manierismo italiano ed europeo.

Dopo la nomina all'Ufficio della piombatura Fra' Sebastiano sperimenta più che lavorare. Pretende di dare lezioni di pittura a Michelangelo. I due litigano. Sebastiano diventa l'interprete più scrupoloso del Rinascimento contraddittorio e travagliato della Curia Papale e la sua pittura si fa scura, mesta. Vuole creare la "pittura eterna" dipingendo a olio su muro, su marmo e su lavagna. I suoi ultimi esperimenti si possono ammirare nelle chiese di Roma, in San Pietro in Montorio e in Santa Maria del Popolo.

In sintesi l'opera del Luciani si può tradurre in un'evoluzione dal calore cromatico degli esordi all'astrazione geometrica e ai toni cupi della tarda maturità.

 


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