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Domenico Corvi
sec XVIII
Il dipinto, di chiara matrice neoclassicista, traduce in linguaggio pittorico l’episodio della morte di Polissena così come ci arriva dalla descrizione dei testi post-omerici. Al centro della scena, dal taglio fortemente piramidale, in un paesaggio dai toni crepuscolari, si svolge la narrazione: il corpo di Polissena con una veste bianca, giace svenuta sui gradini della tomba di Achille. Due ancelle cercano di sostenerla mentre una terza calma l'anima di Andromaca, che, con veste gialla e manto grigio, si dispera portando le mani al petto e alla nuca. Sulla destra un sacerdote cinto da una corona d'alloro e con manto grigio si appresta a compiere il sacrificio; di fronte a lui Pirro, il venerabile sacerdote nobile e severo indica con la mano Polissena. Alle estremità della scena, si trovano gruppi di figure e di soldati i cui sguardi convergono tutti verso il centro della composizione, fulcro luminoso in una tavolozza ambrata. La scena si presenta come un bassorilievo antico, così come l'aveva ideata anche Pietro da Cortona, autore di un famoso dipinto sullo stesso tema conservato nei Musei Capitolini, che forse costituì per Corvi solo uno spunto ideale. Si intravede in questo dipinto la tendenza tipica dell'ultima produzione del Corvi ad uniformare la tavolozza in un raffinato monocromismo dai toni terrosi, opachi, che consente a malapena di distinguere il rosa cipria, il celeste pallido ed il grigio perlato delle vesti del bellissimo gruppo femminile centrale. L’iconografia dei personaggi, perfettamente rispettata, dimostra però, secondo i critici, che il Corvi fu partecipe del dibattito sulle nuove tematiche dell'antico con uno sguardo verso l’avvento del romanticismo.
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