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Lo Stemma comunale

 
Stemma del Comune di Viterbo
Stemma del Comune di Viterbo

Lo stemma di Viterbo ha sicuramente origini antichissime anche se la sua attuale "conformazione" deriva dalla commistione di elementi raccolti durante i secoli.

Lo storico viterbese Cesare Pinzi nel suo "I principali monumenti di Viterbo" (prima edizione nel 1889) lo descrive schematicamente in questo modo:
1. LEONE: antico stemma guelfo della città (sec. XI).
2. PALMA: emblema della città di Ferento, appropriatosi dai Viterbesi dopo la distruzione della medesima nel 1172.
3. ASTA: sormontata dall'aquila bicipite, donata alla città dall'Imperatore Federico I, Barbarossa, nel 1167.
4. BANDIERA DELLA CHIESA: croce bianca in campo rosso colle chiavi decussate. Donata alla Città perché la desse a portare al suo leone, nel 1315.

Nei monumenti rimasti non vi sono tracce di stemmi, identificanti Viterbo, anteriori al 1200; dalle cronache ancora esistenti, appare però traccia di uno "stemma" di Viterbo fin dal 1172, accennando al fatto che prima di quell'epoca esso fosse composto solo da un leone.
Il motivo di questo stemma primitivo non è conosciuto: la leggenda eroica vuole però che Viterbo, città etrusca dal nome Surina (poiché nelle sorgenti termali prossime alla città le popolazioni vedevano il manifestarsi del dio infero Suri), assumesse per propria insegna quella belva in memoria di Ercole, che di spoglie leonine vestiva e che più tempo abitò nel nostro territorio: anche egli era legato alle acque calde, la cui venerazione prese il sopravvento sull'altra divinità.
Sul Colle, e proprio dove oggi è il duomo, ebbe un tempio e un culto ufficiale che durò almeno fino al IV secolo dopo Cristo. Di questo culto rimane anche il ricordo nell'ormai dimenticato nome della grande sala del Palazzo dei Priori, detta Erculea: il Pinzi cita testualmente le parole di Juzzo di Cobelluzzo, cronista del quattrocento: (...) era tra noi comune credenza che Ercole, volendo confondere et excedere alla forza di Caco sul monte Aventino, passò per le nostre pianure et trovò populi de Civita Musarna et Surrena non haver receptacoli...et cusì fessi edificare il Castello d'Ercole (il Castrum Viterbii, cui diede il proprio nome), e diegli per segno il Lione." (...)
Quando nel Medioevo Viterbo decise di darsi uno stemma ecco risorgere dai secoli, conservata e trasmessa da quella che si definisce la memoria collettiva, la figura di Ercole e di conseguenza del leone: il leone di Ercole; un leone non rampante, ma come si dice in gergo araldico, "passante che si muove fiero, robusto e forte, da destra a sinistra."
Il leone era anche preferibile dalla città guelfa in contrasto all'aquila assunta dalle città di parte ghibellina: aquila che pure comparve nello stemma tra il 1167 ed il 1172 per la concessione da parte di Federico Barbarossa del proprio vessillo imperiale per accattivarsi le simpatie della popolazione viterbese. (Giuseppe Ferdinando Egidi sostiene "di questa concessione, fatta forse soltanto verbalmente nel 1167, si ebbe più tardi la conferma ufficiale in un diploma del legato imperiale Cristiano di Magonza datato da Siena ai 19 marzo 1172").

 
Rivisitazione "moderna" dello stemma
Rivisitazione "moderna" dello stemma

Lo stesso drappo vermiglio appare come ricordo della concessione imperiale perché colore della parte ghibellina. Nello stesso anno Viterbo prese e distrusse definitivamente la vicina Ferento ed allora con forte orgoglio campanilistico mise lo stemma della città rivale, la palma, dietro il proprio Leone. La palma che era anche simbolo di vittoria e che, per la deformazione tipica dell'araldica, ha preso figura di picca.
La Bandiera della Chiesa ha origini discordanti a seconda di cronache scritte o orali: secondo il cronista Lancillotto, Clemente III, per premiare i Viterbesi che avevano liberato due Cardinali dagli oltraggi del conte Aldobrandino, ricacciandolo fino a Montefiascone, donò al leone del Comune la bandiera con le chiavi; altre cronache ci dicono che Bernardo de Coucy per l'aiuto offerto dalla città e dalle sue milizie concesse l'onore di avere la bandiera della Chiesa: croce bianca in campo rosso con nei quarti le chiavi di S. Pietro. In tal modo il Leone recò fiero anche questo vessillo. In un diploma conservato nell'Archivio storico comunale vi è il disegno a colori di quella bandiera: l'asta del vessillo non è sormontata dall'Aquila imperiale; il drappo è a fondo rosso traversato completamente da una croce bianca, cui nei quattro angoli si accostano quattro chiavi pure bianche. Sulla testa del leone è poi disegnata una corona, di ignota origine... supposizione di studiosi settecenteschi è quella che indicasse l'antico leggendario principato etrusco goduto dalla Città.
Più tardi nei secoli fu aggiunto il globo con il criptogramma FAVL (ad indicare la tetropoli formata da quattro centri: Ferento, Axia, Urcla e Lucerna (o Muserna), periferici alla zona abitata nel raggio di sei miglia o la sintesi abbreviata di Fano e di Voltumna, per indicare le quattro vie disposte a croce che portavano al Bosco Sacro, punto d'incontro delle stirpi etrusche) che fu tolto e rimesso per tre secoli.
E' comunque il leone che campeggia in ogni stemma, che da un sigillo del 1225 è accompagnato "Non metuens verbum, Leo sum qui signo Viterbium": Non temendo alcuna offesa, io sono il Leone che rappresenta Viterbo.
Sempre G.F. Egidi ci lascia queste parole: "Quindi il nostro stemma attuale, memoria dei privilegi che le autorità papale e imperiale a vicenda ci largivano per tenerci a sè, delle vittorie nostre, e della boria cittadina, si può araldicamente descrivere così: «D'azzurro, alla palma naturale e fiorita di rosso; attraversata da un leone d'oro coronato, destropassante e guardante, sopra una campagna d'oro, appoggiato di branca anteriore destra su di un globo d'azzurro centrato e crociato d'oro, e cantonato delle lettere F. A. V. L. dello stesso, e tenente con la branca medesima uno stendardo di rosso, attraversato da una croce d'argento cantonata di quattro chiavi dello stesso, e sormontato in asta dall'aquila bicipite d'oro.» (Egidi Giuseppe Ferdinando 1889).