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Da Porta Vallia a Porta del Carmine

 

Ciao, sono Franco, se vuoi conoscere la mia città, con me sei in buone mani perché per me Viterbo non ha segreti.

Per iniziare il nostro giro prendiamo Via delle Fortezze che parte da Porta Romana. E' quasi tutta occupata da un grande parcheggio, ma si può notare di fronte una parte della cinta di mura cittadine. Più avanti si trova la chiesa, ormai crollata, di Santa Maria delle Fortezze.
Dietro la chiesa di Santa Maria delle Fortezze, recenti restauri hanno riaperto l'antica Porta Vallia solo per il passaggio delle persone. E' chiamata anche Porta di San Leonardo o del Crocifisso, per una pittura che si trova nella sua parte interna. Questa porta nel Medioevo collegava il centro con la strada Cimina con una strada che passava sotto la Torre di San Biele.
Quando nel 1500 questa strada non servì più, la porta venne murata.
Continuiamo la nostra passeggiata lungo le mura; dopo aver oltrepassato Porta San Pietro di cui abbiamo già parlato, eccoci di fronte a Porta Fiorita, una delle porte del quartiere di Pianoscarano.

PIANOSCARANO
E' questo uno dei più antichi borghi della città. Secondo questa interpretazione, quando era tutto ancora disabitato, le squadre dei soldati longobardi si riunivano qui per esercitarsi nel combattimento. Il suo nome deriva appunto dal longobardo squara che vuol dire schiera.
Il quartiere di Pianoscarano è rimasto per secoli un quartiere popolare in cui abitavano contadini ed artigiani. Per questa ragione non ci si trovano case eleganti come quelle di San Pellegrino.
Il tratto di mura compreso tra Porta di Valle e Porta Fiorita ha una storia molto tormentata perché venne abbattuto e ricostruito più di una volta. Aveva come protezione un fossato dove veniva fatta scorrere dell'acqua, ma era ugualmente attaccato. Nel 1200 i Viterbesi riuscirono però a vincere. Allagarono gli orti e i fossati che erano fuori delle mura, poi ricoprirono la zona allagata con foglie e canne. Quando i Romani attaccarono Viterbo caddero dentro a questa specie di palude e fu facile assalirli e sconfìggerli.

PORTA FIORITA
La porta più antica del quartiere è certamente Porta Fiorita. Venne chiusa anticamente perché la strada si era abbassata ed era diventato diffìcile entrare nella città con carri e bestiame. La porta era stata, perciò, sostituita da Porta San Pietro. Solo nel 1970, durante dei lavori di restauro alle mura, è stata riaperta. Attraversiamola un attimo e raggiungiamo subito la principale chiesa del quartiere.

SANT'ANDREA
La chiesa di Sant'Andrea è molto antica. Venne distrutta da un bombardamento e in quella occasione si salvò soltanto la cripta (chiesa sotterranea). Furono iniziati subito i lavori di restauro e la chiesa venne ricostruita. Dentro presenta una sola navata e l'altare maggiore è sollevato di dieci gradini rispetto al resto della costruzione. La parte più bella e preziosa è, però, la cripta rimasta sotterrata fino all'inizio del 1900. Gli anziani raccontano che, nel giorno di S. Andrea, Don Pietro Schiena, che fu parroco della chiesa, metteva nella vasca dell'acqua santa i pesci di cioccolato per tutti i sacrestani e ne portavano uno anche al vescovo.
Ti meravigli, vero? Forse perché non sai della strana usanza tipica di Viterbo di regalare, in questa festa, un pesce di cioccolata alle persone più care. Non ti so dire l'origine di questa usanza, ma so che ancora oggi è viva tra noi. In quei giorni tutte le vetrine hanno pesci di cioccolata avvolti in carta stagnola colorata. La notte del 30 Novembre i bambini "mettono il piatto", cioè lasciano un piatto sul davanzale e sperano che il Santo ci metta dentro per loro un grosso pesce di cioccolato.

 
disegno dell'itinerario proposto

PORTA DEL CARMINE
Percorriamo la strada già fatta e usciamo di nuovo da Porta Fiorita. Voglio farti vedere la porta principale del quartiere, Porta del Carmine o anche di Pianoscarano. Molto semplice, senza lapidi o stemmi, conserva ancora l'aspetto che doveva avere intorno al 1200, poiché non ha subito trasformazioni. Ha ancora davanti a sè il ponte levatoio (prima era di legno, dopo fu fatto di pietra) con il fossato sotto. Il personaggio più importante che sia mai passato da questa porta fu Urbano V. Questo papa partì per mare da Avignone, in Francia, giunse a Tarquinia e da lì venne a Viterbo dove si fermò per qualche tempo. Gli abitanti del quartiere accolsero il Pontefice con tutti gli onori. Pensa che, non solo coprirono le loro povere abitazioni con stoffe e drappi, ma prepararono anche la "via velata". Ricoprirono, cioè, anche la strada con lenzuola e verdure fresche perché il corteo potesse camminare all'ombra.

LA FONTANA DI PIANOSCARANO
Andiamo avanti fino alla piazza che accoglie una bella fontana a fuso che è conosciuta anche come la Fontana del Cagnolino. Scommetto che vorresti sapere la ragione di questo nome. Ti ho già raccontato che Papa Urbano V era arrivato in Italia da Avignone e si era fermato a Viterbo con tutto il suo seguito.
Un giorno uno dei servi di un cardinale francese passò per questa piazza. Fu attratto dall'acqua fresca e zampillante della fontana e ci lavò il suo cagnolino. Devi sapere che in quei tempi l'acqua potabile delle fontane pubbliche era un bene prezioso. Gli abitanti di tutto il quartiere, infatti, non avevano acqua in casa. Quando una donna vide l'uomo che lavava il suo cane nella vasca, si mise a protestare. I servi francesi risposero offendendola. Tutti gli abitanti della zona corsero in aiuto della donna e ci fu una rissa tremenda durante la quale i francesi uccisero la poveretta. A questo punto tutti i Viterbesi si ribellarono contro la corte papale. Urbano V fu costretto a chiamare soldati anche da altri paesi. Quando i Viterbesi chiesero la pace, i capi della rivolta vennero uccisi e, per punizione, la fontana venne distrutta. Quella che vediamo è stata ricostruita nel 1376 nello stesso luogo in cui sorgeva quella più antica.
Questa fontana non soltanto si trova al centro del quartiere, ma è ancora oggi il posto dove la gente si riunisce e si incontra, Intorno a lei si svolge il Palio delle Botti, durante la Festa del Vino. Ne hai mai sentito parlare? Pensa che in questa occasione dalla fontana viene fatto sgorgare il vino invece dell'acqua. Per comprendere però come è nato questo palio occorre fare di nuovo un piccolo balzo nel tempo passato. Quando era il periodo di vendemmia, intorno alla fontana venivano portate le botti che dovevano essere sciacquate. Molto spesso gli abitanti del quartiere, per restare più vicino alla fontana, finivano con il litigare. Alla fine venne deciso che chi faceva rotolare nel minor tempo la propria botte fino alla fontana si metteva in prima fila.

LAVATOI
A proposito di acqua, lo sai che questo quartiere aveva nel passato ben due lavatoi? Uno, il Lavatoio di Capone, si trovava lungo le mura che vanno da porta del Carmine a Porta Fiorita, l'altro in Via dei Vecchi. Certo oggi non sono affollati, nessuno li usa più.
Una volta, però, quando le donne ci andavano a lavare i loro panni erano, come la fontana, luoghi d'incontro. Qui si raccontavano le notizie, si facevano confidenze e pettegolezzi. Bastava un niente perché scoppiasse una lite. Anche qui si gareggiava per il posto più vicino alla "cannella dell'acqua".

PONTE DI PARADOSSO
Oltrepassiamo, ora, la fontana e scendiamo fino al Ponte di Paradosso. Non è facile capire da dove derivi il suo nome. Alcuni pensano che possa venire da paratia o parata, perché si mettevano grosse tavole di legno per cercare di far deviare l'acqua del fosso per innaffiare gli orti o far girare la ruota del mulino.
Questo ponte che scavalca il fosso della Mola, unisce il quartiere di Pianoscarano con quello di San Pellegrino. Intorno a questo ponte che fu punto di incontro e scontro tra il quartiere e la città, sono nate tantissime leggende. Famosa è quella del fantasma "Trucche trucche" che ogni tanto appariva nella valle sotto il ponte stesso. Qui vicino lavoravano i "funari", cioè quelli che facevano le corde con la canapa.
Attraversiamo il ponte e percorriamo Via delle Piaggiarelle. Il suo nome significa "piccole piagge". La piaggia è la distanza tra un punto più alto e uno più basso, cioè una discesa. Camminiamo piano perché questa salita che ci riporta fino al quartiere di San Pellegrino è un po' faticosa.
Non appena arriveremo in Piazza San Carluccio ci riposeremo un po' e subito dopo ci converrà rientrare, visto che il giro lungo ci ha stancati.