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Dal Medioevo ai giorni nostri

 
Pianta della città di Viterbo nel XVI sec.
Pianta della città di Viterbo nel XVI sec.

La realtà cittadina fino all'anno Mille era poco definita e consisteva nell'insieme di alcuni agglomerati urbani in fase ancora di integrazione. Durante le ultime fasi del regno longobardo si attestava la presenza della civitas Vitervese identificata anche come civitas Viterbii o civitas viterbiensis.
Il documento più antico che parla della città è il Diploma di papa Leone IV datato all'anno 852, la cui unica copia, fatta eseguire successivamente da Innocenzo III, menziona Viterbo tra i territori del Patrimonio di San Pietro.
Anteriormente all'XI sec. si erano formati tre nuclei fuori dal Colle del Duomo: Vicus Sonzae, Vicus Quinzanus, Vicus Squaranus; dall'XI sec. Viterbo assume quindi una fisionomia definita, essendo sorti tutti i borghi che la compongono, i quali verranno successivamente cinti da mura: fulcro di questi borghi sono le Chiese. Oltre a quelle di San Silvestro e Santa Maria Nuova, poste sull'altipiano di fronte al Castello del Duomo, sorgono il borgo di San Pietro dell'Olmo, il borgo Biterbu intorno alla chiesa di Sant'Angelo in Spatha, il borgo di Santa Maria del Poggio, il Borgolungo, popolato dal 1084 dagli aretini, tra la chiesa di San Pietro e quella di San Pellegrino.
Questi borghi, non ancora protetti da cinta muraria, si dotarono di molte torri, ed erano compresi in un'area triangolare con vertice nel Colle del Duomo e i due lati ad esso convergenti coincidenti con i torrenti Urcionio e Paradosso; il terzo lato era costituito dalla prima cinta muraria, risalente al 1095. Da questo triangolo erano esclusi i borghi meno popolati di Vico Scarano, Piano di San Faustino, Piano della Trinità, il Castello di Sonza ed il Piano di San Marco.
Nel 1187 la cinta muraria viene prolungata, da Porta Fiorita a Porta Valle Faul, includendo così Piano Scarano; nel 1192 si ha il terzo tratto di mura, che da Valle Faul si riaggancia a San Lorenzo, percorrendo parallelamente il fosso Urcionio. Del 1215 è un ulteriore prolungamento della cinta muraria, dalla Torre S. Lupara alla Porta di Bove; nel 1246 altro tratto di mura parte dalla Ponticella fino a Porta S. Maria Maddalena, e nel 1251 un ulteriore tratto di mura là dove sorgeva il palazzo di Federico II, distrutto dal card. Raniero Capocci. La Valle Faul verrà circondata da mura soltanto nel 1268.
Dalla metà del XIII sec. Viterbo raggiunge il massimo della grandezza poiché diversi papi la scelsero come propria residenza e sede di conclavi.
Dal punto di vista architettonico, Viterbo non subisce trasformazioni fino al XVI sec., quando il fitto tessuto medievale è interrotto dalla nascita di residenze nobiliari.
Tra XVIII e XIX sec. i più importanti interventi riguardano edifici di carattere pubblico: costruzione del nuovo Palazzo Apostolico (1779) e del Teatro dell'unione (1854). Inoltre tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec. vengono intrapresi una serie di restauri sui principali monumenti medievali.