LE PERDUTE PITTURE DELLA SALA HERCULEA

L'allestimento pittorico visibile oggi nella Sala Regia, sita negli ambienti del Palazzo Comunale di Viterbo fu tradotto in pittura principalmente da Baldassarre Croce e Tarquino Ligustri, i quali ebbero il compito di ridecorare questo grande ambiente in osservanza alle rigide regole dettate nel Concilio di Trento in materia d'arte.
Va considerato però che nel grande salone del palazzo storico del Comune si trovava un ciclo di pitture, oggi distrutto, noto con il nome di Sala Herculea (per via della sua attinenza ai temi iconografici rappresentanti Ercole). Questa decorazione affidata dall'ordine dei Priori di Viterbo già a partire dal 1487 fu compiuta in pittura nel termine di un anno. Il pittore, ancor oggi ignoto agli studiosi, è riconducibile nel nome di Giovanni Piacera da Roma, il quale citò in giudizio i suoi committenti per non aver ottemperato al pagamento pattuito nel contratto.
Frammentarie sono anche le notizie pervenute sulla disposizione dei temi del primitivo ciclo, va comunque considerato che la pochezza di notizie reperite sono deducibili in modo esclusivo nei ricordi dei Priori (conservati nelle carte notarili dell'archivio di Stato di Viterbo). Sappiamo comunque che nei sopraporte era effigiato il leone (quale emblema della città di Viterbo) e "alcuni riquadri con le fatiche di Ercole". Sulla scelta dei temi è possibile dare una semplice spiegazione, va infatti considerato che ad Ercole si lega tradizionalmente la fondazione del Castrum Herculis, questo è infatti un motivo che spiega in modo univoco l'impiego pressoché esclusivo di tali temi in altri cantieri della provincia di Viterbo. Vale la pena di citare solo a titolo informativo che nel Palazzo Farnese di Caprarola vengono esplicitati dagli iconografi del ciclo pittorico (Annibal Caro e Fulvio Orsini) i riferimenti a Ercole come fondatore del Lago di Vico, mentre a Giove e la Capra Amaltea si fa risalire la nobile origine di Caprarola.