LA "SALA DEL CONSIGLIO" O DI "ERCOLE"

Molto documentata è l'attività delle maestranze attive in questa sala che sembra risalire al 1559, quando cioè il pittore Teodoro Siciliano, ricevette direttamente dall'ordine dei Priori di Viterbo l'incarico di dipingere l'attuale sala del Consiglio.

Il pittore in esame, attestato nei documenti solo in questa circostanza, realizzò un ciclo pittorico raffigurante gli Uomini Illustri che si compone di una serie di figure affrescate su tutta la superficie della parete con la tecnica del monocromo. Tali personaggi sono corredati di una serie di attributi e sono riconoscibili in Noé e i suoi discendenti, Desiderio l'ultimo re dei Longobardi, Carlo Magno e Pipino il Breve e Annio da Viterbo. Le figure rappresentate sotto le fattezze di centurioni romani, o a volte dipinte nude, appaiono una rilettura di alcuni testi di opere celebri di Michelangelo, reinterpretate a detta della critica in modo appiattito e convenzionale.

Teodoro Siciliano, stando agli specialisti, non era un pittore aggiornato come Baldassarre Croce, e questo lo si evince analizzando le figure da lui dipinte. L'Ercole ad esempio, tratto su modello della statua di Ercole Farnese, appare mal equilibrato e a fatica si inserisce nella nicchia che lo contiene; stesso discorso va condotto anche per la figura del Tirreno che indossa un panneggio a dir poco incongruo.

Gli affreschi di questa sala sono da considerarsi un anacronismo iconografico per via del fatto che il tema degli "Uomini Illustri", che affonda le proprie origini sin dal primo Quattrocento, aveva goduto di una larga fetta di popolarità per tutto il secolo XV (basta considerare gli affreschi superstiti dipinti nel Castello della Manta o il perduto ciclo di Masolino da Panicale), sostituito nel Cinquecento da artefatti programmi iconologici.
Tale tema, che trae spunto dalla consuetudine del mondo antico di celebrare i propri eroi sotto le sembianze di statue coronate da archi trionfali, colonne e elementi architettonici desunti dal classico, fu riproposta soltanto alla fine del secolo XVI in alcuni ambienti dei Palazzi Apostolici Vaticani durante il pontificato di Gregorio XIII (vale la pena forse solo di citare la Sala Vecchia degli Svizzeri compiuta entro il 1585 da un équipe specializzata di pittori composta da Paris Nogari, Giacomo Stella, Cavalier d'Arpino, e Giovan Battista Lombardelli…) o nel Palazzo Cesi di Acquasparta.

Il programma culturale era quello di sostituire, sulla base di teorie anniane , il mito di Noé come fondatore della città a quello di Ercole. Stando alle informazioni reperite dalle carte d'archivio il ciclo in origine si componeva di venti figure (oggi sono presenti soltanto undici), ma venne completato soltanto qualche secolo dopo con stemmi e tabelle laudative di famiglie insigni del calibro dei Farnese, i Borghese e i Chigi.

Nella Sala del Consiglio si trovano anche pregevoli banchi in noce intagliata, opera di un artista fiammingo Alberto Ioris, databili entro il 1627, realizzati in sostituzione di quelli già esistenti, di poco precedenti alle pitture del Siciliano.